Conferenza sui tessuti archeologici conservati nel Museo di Como

Museo Archeologico, 24 ottobre ore 17

 

Dal sottosuolo alla luce: i tessuti archeologici conservati nel Museo di Como
Conferenza di Lanfredo Castelletti e Isabella Nobile
Nell’ambito dell’iniziativa Silk reloaded
Ingresso libero

Inventato per la prima volta, a quanto ne sappiamo, circa 26.000 anni fa, il tessuto è scomparso e ricomparso più volte sino alla sua stabilizzazione nel vecchio mondo con l’avvio delle società agricole. Una storia antichissima ma anche entusiasmante perché la sua presenza garantisce, insieme al cibo, la sopravvivenza e l’incremento demografico delle popolazioni nelle zone temperato-fredde del nostro emisfero e ne fa quindi uno dei cardini dello sviluppo e della diffusione della civiltà.
Per riappropriarsi di questa lunga storia è necessario tuttavia letteralmente andare a caccia del tessuto, di un materiale cioè fra i più evanescenti che si conoscano in archeologia, e che si conserva in modo eccezionale solo nelle condizioni estreme dei luoghi freddissimi, come le alte montagne o il permafrost, e in quelle aride dei deserti. Negli altri casi le sue tracce possono essere semplicemente minuti frammenti carbonizzati provenienti da una “palafitta”, o più sostanziosi resti protetti da un sarcofago in legno sepolto in un terreno umido, o ancora le invisibili cavità che hanno fedelmente sostituito i fili originali negli ammassi rugginosi che sporgono alla superficie di oggetti in ferro, come lame di coltelli, fibule e così via.
Con gli occhi incollati al microscopio, spostando di qua e là la scaglia rugginosa di “tessuto” proveniente ad esempio da una sepoltura longobarda, lo specialista riesce dapprima ad individuare la fibra impiegata, se di lana, di lino o perché no anche di ortica, come nella favola della sorella dei principi-cigni. Spesso poi le dimensioni del frammento gli consentono di riconoscere il tipo di intreccio, se semplice – tipo tela – o più complesso come lo spigato o addirittura elaborato con l’uso di “cartoni” e quindi di spingere lo sguardo più in là, al risultato estetico, alla “moda” anche mediante la possibilità di riconoscere, attraverso analisi chimiche, i coloranti impiegati.
Il Museo Archeologico di Como, sia grazie al Laboratorio di Archeobiologia esistente in sede, dove sono stati analizzati centinaia di tessuti di diversa provenienza, sia grazie alle sue collezioni antiche e recenti, ha dato un impulso notevole a queste scoperte.

La Fondazione Setificio e l’Associazione Ex Allievi del Setificio  di Como in collaborazione con Unindustria Gruppo filiera Tessile, Confartigianato Imprese Settore Moda, Ass. Italiana Disegnatori Tessili e con il patrocinio di Comune di Como – Assessorato alla Cultura, Assessorato alle Politiche Educative e Giovanili e di Camera di Commercio di Como presentano una nuova iniziativa, che vede l’ISIS Setificio P. Carcano e il Museo Didattico della Seta protagonisti di un momento didattico e di comunicazione corale, un’occasione per ri-scoprire il fascino del lavoro nel mondo del tessile.

SILK RELOADED è il titolo di questa iniziativa e significa ri-portiamo d’attualità una grande storia e ri-lanciamola nel presente per conquistare il futuro.

L’evento è costituito da tre momenti: un’esposizione multimediale interattiva dal 6 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014 a San Pietro in Atrio , incontri e conferenze tematiche prima, durante e dopo l’esposizione ed inoltre attività con il pubblico e laboratori didattici.

CONFERENZE TEMATICHE
Varie sedi dal 24 ottobre a fine gennaio 2014
In collaborazione con diversi enti e associazioni culturali della città, sono in programmazione degli incontri di approfondimento del mondo tessile, nelle sue varie accezioni, storiche, creative, tecniche, gestionali. Si parte da aspetti più legati alla storia per andare via via a scoprire aspetti più contemporanei, della seta e oltre la seta. Gli incontri sono pensati su misura per diversi pubblici e si terranno prevalentemente di giovedì.
Inaugura la serie la conferenza del 24 ottobre alle ore 17 presso la Sala Barelli del Museo Archeologico Paolo Giovio.

 

I RELATORI
Lanfredo Castelletti si è laureato a Milano in Scienze Naturali, con una tesi di ecologia applicata all’archeologia; dopo di che ha iniziato la sua attività di archeologo attento soprattutto ai rapporti fra uomo e ambiente. Ha insegnato Storia dei Climi all’Università di Pisa e dal 1978 al 1980 è stato ricercatore presso l’Università di Colonia, occupandosi dello studio dei resti vegetali in uno dei più grandi scavi preistorici mai realizzati.
E’ stato inoltre docente all’Università di Arezzo e all’Università dell’Insubria e attualmente insegna Ecologia e Archeologia all’Università Cattolica di Milano. Ha partecipato come specialista di archeobotanica a numerosi scavi anche fuori d’Europa, in Pakistan, Siria e Libia, dirigendo inoltre quelli dell’Isolino di Varese, di Monte Barro e del Buco del Piombo. E’autore di circa 200 pubblicazioni e di due volumi.

Isabella Nobile De Agostini, laureata in lettere classiche ad indirizzo archeologico presso l’Università del Sacro Cuore di Milano sotto la guida del prof. Michelangelo Cagiano de Azevedo con la tesi “Reperti romani e altomedievali del Triangolo Lariano”, ha in seguito conseguito presso la stessa Università il diploma di specializzazione in archeologia classica.
Dal 1980 ha iniziato a lavorare per il Museo Archeologico di Como, dapprima come consulente, poi, a partire dal 1988, in qualità di conservatrice della sezione classica e post-classica; in questa veste ha curato l’allestimento di alcune sale del Museo dedicate al collezionismo archeologico (sala egizia, delle gemme, dei vasi greci, dei bronzetti, delle monete) e della sezione di archeologia romana. Dal 2009 è Responsabile dei Musei Civici di Como.
Attualmente dirige lo scavo di una fortificazione altomedievale a Laino, in Val d’Intelvi, con concessione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Ha condotto ricerche sul territorio comasco in età romana e medievale, confluite in diverse pubblicazioni, come i volumi: “Necropoli tardoromane del territorio lariano”, “Il battistero di S. Giovanni di Incino” in collaborazione con S. Gelichi, “Indagini archeologiche a Como. Lo scavo nei pressi della Porta Pretoria”.