Due dipinti seicenteschi della Pinacoteca Civica in mostra a Milano

Dal 29 ottobre 2014 al 12 febbraio 2015

 

Fondamentale il contributo iconografico di due dipinti della Pinacoteca civica alla mostra Un laboratorio europeo: la riflessione sulla giustizia a Milano da Beccaria a Manzoni, in corso alla Biblioteca Braidense di Milano.

P504_Artista Lombardo_La benedizione del decapitato - CopiaP503_A. Santagostino_Il conforto del condannato - Copia

 

 

 

 

 

Sul fondale della sala dedicata all’imperatrice Maria Teresa nella Biblioteca Braidense di Milano si impongono due dipinti seicenteschi concessi dalla Pinacoteca Civica di Como, raffiguranti due momenti dell’accompagnamento alla morte del condannato: Il conforto prima dell’esecuzione e La benedizione dopo la decapitazione. Le due tele provengono dalla chiesa milanese di San Giovanni alle Case Rotte, detta di San Giovanni decollato, sede della Confraternita dedita a tale assistenza. A 250 anni dalla prima edizione del libro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, stampato nel luglio 1764 a Livorno, la mostra intende indagare una questione all’ordine del giorno della critica “filosofica” e del processo di razionalizzazione dei sistemi politici settecenteschi. Si tratta di un’opera fondamentale, uno dei capolavori dell’illuminismo non solo italiano, tappa decisiva nel rinnovamento dei sistemi giuridici e della riflessione sul problema cruciale della definizione del «delitto» e del suo rapporto con la «pena». Le pagine che riguardano in particolare la tortura e la pena di morte costituiscono uno dei passaggi più chiarificatori nel lungo processo di costruzione delle società civili moderne, un processo che ancora non è terminato. Dalla prima edizione ad oggi è uno dei testi italiani più tradotti e conosciuti nel mondo. Il libro deve la sua nascita alle riflessioni che un gruppo di giovani patrizi, guidati da Pietro Verri, sviluppò a Milano nei primi anni Sessanta del Settecento, radunandosi in quella che venne chiamata l’Accademia dei Pugni, lo stesso gruppo cui si deve l’ideazione e la stesura di un periodico del tutto innovatore come Il caffè.

Da allora, a Milano, nell’arco di alcuni decenni la questione della giustizia resta centrale. Nel 1776 Verri elabora le Osservazioni sulla tortura, a cui un cinquantennio dopo con la Storia della colonna infame si richiamerà Manzoni, che di Beccaria è nipote. Entrambi, Verri e Manzoni, si misurano, attraverso gli stessi documenti, con un episodio della storia di Milano di cui la città deve come liberarsi: è il processo agli untori del primo Seicento. Un «delitto impossibile» che rappresenta il concentrato dei difetti sociali e morali del mondo che si vorrebbe trasformare e superare. In questo percorso storicamente connesso, da Beccaria a Manzoni, la critica razionale si unisce all’esigenza dell’analisi storica e pone di per sé il problema dei modi della propria comunicazione, della ricerca di una forma narrativa, e dell’intreccio tra verità raccontata e verità reinventata, in un percorso che sfocia nel primo romanzo italiano moderno, ma che finirà per approdare alla sua stessa crisi.
Per tutti questi aspetti, si tratta di un percorso che tocca problemi della nostra cultura attuale.

L’esposizione illustra e commenta tale percorso attraverso una ricchissima e suggestiva serie di documenti (in special modo gli autografi di Beccaria, Pietro Verri e Manzoni).

Sedi:
Biblioteca Nazionale Braidense – Sala Maria Teresa – Milano, Via Brera 28
29 ottobre 2014 – 12 febbraio 2015
Lunedi – Venerdi: 9.30 – 13.30 – Sabato: 9.30 – 13.00 – Ingresso libero

Biblioteca Ambrosiana – Milano, Piazza Pio XI, 2
28 ottobre 2014 – 11 gennaio 2015
Martedì–Domenica, 10.00 – 18.00 – Ingresso con biglietto