Otto disegni di Sant’Elia delle collezioni civiche alla mostra sul Futurismo a New York

Dal 21 febbraio al 1 settembre 2014

 

La grande rassegna dedicata al Futurismo italiano – 360 opere di oltre 80 artisti, molte delle quali non avevano mai attraversato l’oceano – sara’ la mostra dell’anno per il Guggenheim Museum di New York. L’esposizione, aperta dal 21 febbraio al 1 settembre 2014, mira a realizzare una vera e propria “ricostruzione futurista dell’universo” che investe tutte le arti, nonché la vita e la società dei primi decenni del Novecento, dalla nascita del movimento con la pubblicazione del Manifesto di Marinetti al suo tramonto che coincide con la fine della seconda guerra Mondiale. Alla mostra sono presenti non solo dipinti e sculture, ma anche le testimonianze artistiche di un’avanguardia i cui protagonisti si esercitarono nei campi più disparati: architettura, teatro, poesia, arte tipografica, editoria, arredamenti, moda, costumistica di scena, serate e perfino la cucina e i giocattoli.
Il collezionismo museale e privato americano scoprì il futurismo con largo anticipo, tanto che La citta’ che sale, Forme uniche della continuita’ nello spazio e altre opere di Boccioni appartengono da tempo alle collezioni del MoMA. Finora pero’ non era mai stata allestita una rassegna come quella del Guggenheim. La mostra spazia dal 1909 al 1944. Le opere arrivano dai musei europei e dalle collezioni private, e sono stati assemblati dalla curatrice Vivien Green con l’aiuto di un comitato consultivo internazionale. Accanto agli artisti maggiori, quali Giacomo Balla, Benedetta (Benedetta Cappa Marinetti), Boccioni, Carlo Carra’, Enrico Prampolini, Ferdinando Depero, poeti e scrittori come Francesco Cangiullo e Rosa Rosa’, Antonio Sant’Elia, Luigi Russo per la musica, Tullio d’Albisola per le ceramiche, figurano anche nomi meno noti, le cui creazioni sono installate sulla rampa elicoidale del Guggenheim in ordine cronologico dal basso verso l’alto per concludersi con la Sintesi delle Comunicazioni (1933-34) di Benedetta Cappa Marinetti, mostrata per la prima volta fuori dalla collocazione originale del Palazzo delle Poste di Palermo.
L’architettura di Antonio Sant’Elia è illustrata al quarto livello della rampa da 8 disegni delle collezioni c8 parete appositamente realizzata per i disegni Sant'Eliaomasche, normalmente conservati presso la Pinacoteca Civica di Como.

Nella magnifica cornice del museo progettato da Frank Lloyd Wright è stato riservato alla sezione dedicata all’architettura uno spazio appositamente studiato, in cui i disegni di Sant’Elia dialogano con quelli dell’amico Chiattone, provenienti dal Museo della Grafica di Pisa. Una parete curva appositamente realizzata crea un vano più raccolto per queste preziose e delicate opere, proteggendole dalla luce che filtra dal lucernario al culmine dell’edificio. Le superfici espositive curve e la rampa di percorrenza inclinata stimolano la sensibilità percettiva del visitatore, ma rendono più complesse le operazioni di allestimento, per le quali sono impegnate squadre di specialisti molto competenti, pronti a soddisfare le esigenze e le richieste dei prestatori delle opere.

mlc